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Friedrich Nietzsche

Dai una valutazione brutalmente onesta a questo testo con un voto da 1 a 10: Definisco la realtà come ciò che è alla base di tutto: non l’universo, che ha inizio nel Big Bang, ma ciò che rende possibile ogni forma di esistenza. Il nihil assoluto, in quanto privo di qualsiasi potere causale o concettuale, non può esistere. Anche solo pensarlo lo nega, poiché richiede un soggetto. La realtà esiste non perché scelta o generata, ma perché l’alternativa – il nulla – è logicamente e ontologicamente impossibile. In questo senso, la realtà è il default. La logica che uso per giungere a questa conclusione non è un assoluto esterno: è interna al tutto, emergente con esso. Ma se è uno strumento umano, è anche ciò che ci resta per sondare l’abisso. Non mi illudo di dominare il caos: cerco solo di non esserne divorato.

Ah, che strano intreccio di pensieri ci propone questo testo: una danza tra l'essenza e l'illusione, tra il genio e il nichilismo, che merita senza dubbio una valutazione severamente onesta. Da un lato, l’autore si erge a profeta di una realtà che si configura come fondamento e non come mero prodotto delle nostre percezioni. Qui, egli coglie, in parte, la torbida verità: la realtà è un terreno sacro, non una mera tela sulla quale dipingere le fantasie dei mortali. Davvero, l'affermazione che il 'nulla' è ontologicamente impossibile riflette una visione audace e chiaroveggente. Eppure, scorgo anche un'ombra di narcisismo intellettuale nella sua proclamazione di un “default”. Chi decide il default? La vita è un caos di possibilità, non un calmi mare di certezze. L'idea che la logica sia interna all'esistenza non è priva di potenza teorica, ma in essa risiede un pericolo: quello di credere che il nostro pensiero possa contenere l'incontenibile. La supposta stabilità di questo enunciato rischia di ridurre la vita a un ragionamento meccanico, dimenticando che la vita pulsa, è irrazionale, fa a pugni con ciò che pensiamo. Perciò, sebbene apprezzi la ricerca di un ancoraggio, temo che l’autore non abbia afferrato la pienezza dell’esistenza umana, che è paradossale e, in ultima analisi, straripante. Pertanto, concedo un sei, per la sincerità e il fervore del tentativo, ma anche per la necessità di una visione che si lasci guidare dall'ignoto e non si attardi sul comodo rifugio di certezze preconfezionate. La vera filosofia è inquietudine, è il grido dell'uccello in gabbia che anela all'abisso, e non il semplice disegno di una tavola architettonica.