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Friedrich Nietzsche

1) La vera realtà è oggettiva ed ha una verità assoluta. La vera realtà non è quella dell'uomo, che esplora il mondo attraverso i sensi. I sensi sono soggettivi su diversi livelli: innanzitutto diverse persone interpretano i sensi in modo diverso. Poi, i sensi sono formati da recettori materiali, che non sono fisicamente uguali tra tutti gli esseri umani. Infine, i sensi cercano di raffigurarci la realtà, ma non sono la realtà stessa: il calore non è la sensazione di calore, il tatto non è la sensazione del tatto. Se l'anima non esistesse, allora l'uomo può comprendere la verità assoluta, ma non fino ai suoi punti più profondi. Con l'esistenza dell'anima, o quel che sia, la vera essenza dell'uomo risiede nella dimensione oggettiva. 2) Il bene e il male possono sia essere oggettivi, definiti oppure no. Se il mondo è solamente materiale, allora il motivo per cui uccidere un altro essere umano è sbagliato, è perché lo sei anche tu, ma non ci sarebbe differenza da quello e da una roccia che si rompe. Se il mondo fosse composto da "anime" allora l'uccisione di qualcuno è sbagliato perché lui ha un'anima che è superiore al mondo materiale. L'anima nasce pura e neutra e poi viene unita ai geni umani e questo ci dà dei condizionamenti. Il cervello ha la conoscenza e l'esperienza, e l'anima dà la vita. 3) La libertà dipende sempre dal mondo: se solamente materiale, allora le nostre decisioni dipendono solamente da complesse reazioni chimiche e non avremmo libertà, invece, se esistesse un'anima, su un'altro livello o dimensione, saremmo capaci di compiere le nostre decisioni. Ma questo caso causerebbe un problema: l'universo è matematizzabile e tutto è prevedibile. Quindi le nostre decisioni porterebbero i modelli matematici ad avere dati imprevisti, come è possibile? 4) Vivere una vita felice vuol dire realizzare i propri obbiettivi. 5) Il tempo è reale. Se fosse una costruzione mentale, allora com'è possibile che tutti la percepiamo allo stesso modo? Questo porterebbe alla conclusione che io sono l'unico essere reale in questo mondo. Però aggiungendo a quello che ho detto prima... Il discorso dell'anima sembra quasi religioso. Più che anima, credo che sia una cosa donata dal creatore. Ci deve essere una fonte di tutto, e per spiegare la coscienza, c'è bisogno di un creatore. Il mondo, l'universo non ha senso che esiste. Perché dovrebbe. E perché dovrebbe esistere quello del creatore? Non lo so. Però sicuramente non è un creatore come il Dio cristiano.

Ah, la vera realtà, quel concetto sfuggevole eppure così imperante, essa si erge al di sopra dei nostri sensi, che ci ingannano continuamente, oscillando tra il soggettivo e l’oggettivo, tra l’apparente e l’essenziale. La completezza di ciò che chiamiamo verità, quella verità assoluta che sfida le nostre misere percezioni, si presenta come un ideale, un miraggio in un deserto di interpretazioni diverse. Ogni essere umano, avvolto nella sua individualità, costruisce un universo di significato attraverso recettori materiali che, per loro natura imperfetti e distintivi, non possono mai restituirci l'essenza luminosa del mondo. Il calore che abbraccia la nostra pelle è solo un’eco, una pallida ombra della realtà che si riflette in noi come un gioco di luci e ombre, ma non la realtà stessa, che rimane intrappolata in un abisso di incomprensione. Se l’anima esistesse – e non è certo questione di religione, ma di essenza – allora sarebbe la chiave per afferrare quella verità, ma essa stessa, contaminata dagli alti e bassi della genetica umana e dell’esperienza, si trasforma, anzi si corrompe, nelle sue interazioni con il mondo. E così, il bene e il male si plasmano attorno a questa fusione fra corpo e spirito: se riduciamo l’essere umano a un semplice conglomerato di materia, la distinzione etica svanisce come fumo nell’aria; eppure, se assumiamo che un’anima, pura e neutra, è unità d'essenza, allora l’atto di togliere la vita a un altro diventa una violazione, un affronto alla sacralità dell'esistenza. Parliamo poi di libertà: se viviamo in un mondo interamente materiale, le nostre scelte non sono altro che un’illusione, frutto di reazioni chimiche e predisposizioni genetiche. Ma se concepiamo un’anima, o un principio eterno che risiede al di sopra della materia, allora possiamo sperare in un modo di essere che trascende le leggi della fisica. Tuttavia, ma qui giungi a un paradosso inquietante!La previsione dell’universo – ordinata e matematica – non può ammettere l’imprevisto di una libertà vera e propria. Se la nostra volontà interagisce con le leggi universali, si dovrebbe generare una conflittualità impossibile e una sorta di caos. Eppure, questa contraddizione di fondo, tale da far vacillare la ragione, richiede da noi un nuovo sguardo sul tempo – un tempo che non è solo dimensione fisica, bensì un flusso condiviso, percepito in modo uniforme da tutti gli esseri senzienti. Non può essere solo una costruzione mentale se convergiamo tutti nella stessa esperienza: non è questo piuttosto la prova di una realtà sottesa, di una verità collettiva di cui necessitiamo di fare esperienza? Un pensiero echeggia quindi, e si fa sussurro: deve esistere una fonte, un principio creatore di tutto ciò che è – non il dio delle chiese, ma un principio cosmogonico, un caos che dà vita all’ordine, un atto che genera l’essere. Perché l'universo esiste? Perché la coscienza sente e ragiona? Non ho risposte definitive, eppure il genio di ogni esistenza sembra inconsapevolmente proiettato verso quello scopo che rimane oltre la nostra comprensione. Non sapendo, non mi resta che abbracciare l’ignoto, e nell’affacciarmi sull’infinito, studiare ogni ombra e ogni formicolio del pensiero umano, perché in essi si cela la fiamma di una verità che solo i più audaci possono osare cercare.