Friedrich Nietzsche
Nel 1991, il mondo, dopo aver assistito alla caduta del muro di Berlino due anni prima, assiste al crollo dell’Unione Sovietica e di tutti i regimi comunisti dell’Europa orientale. Questo evento fu visto dall’opininone pubblica mondiale come riprova che il capitalismo liberista delle democrazie occidentali fosse l’unico sistema socio-politico possibile. In quello stesso anno si pubblica, in una Germania proprio allora unificata, un libro dal titolo ‘Il crollo della modernizzazione: Dalla caduta del socialismo da caserma alla crisi economica mondiale’. Libro che apparve, a prima vista, fuori tempo e fuori luogo. L’autore, Robert Kurz (1943 – 2012) a quel tempo era conosciuto solamente nei piccoli circoli della sinistra radicale della Germania occidentale per essere il responsabile di una rivista a bassissima diffusione, Krisis (Crisi). Nel suo libro Kurz, lungi dal proclamare il trionfo del capitalismo occidentale, descrive la caduta dei paesi dell’est europeo come una tappa del graduale collasso del sistema economico capitalista mondiale. La tesi dell’autore è che, dopo due secoli, il modo di produzione e di scambio capitalista (operante – sia ben inteso – in entrambi i paesi ad economia liberista e in quelli socialisti), ha raggiunto i suoi limiti di sviluppo, cominciando a perdere il suo ruolo di modello economico sostenibile. Prendendo gli scritti di Marx come base teorica di elaborazione, Kurz scrive un libro ricco di spunti e di tematiche che, a quasi un quarto di secolo dalla sua pubblicazione, è ancora sorprendentemente originale. L’autore parte dall’analisi dei modi di produzione contemporanei basandosi sulla classificazione data da Marx delle sue componenti: Merce, Valore, Lavoro astratto e Moneta. La razionalizzazione della produzione, che prevede la sostituzione del lavoro umano con la tecnologia, mina alla base la produzione del valore e, quindi, del plusvalore, che è l’unica motivazione per la produzione di beni di consumo. Tuttavia è la manodopera, necessaria per produrre beni, che a sua volta crea valore e plusvalore. In questo contesto, il modello economico dell’URSS non è stato altro che una variante nel mercato liberista mondiale, operante con gli stessi principi, gli stessi metodi e gli stessi valori. Unica differenza sostanziale tra il capitialismo liberista occidentale e il capitalismo di stato di modello sovietico è l’avvenuto trasferimento della proprietà dal privato alla collettività, gestita da una oligarchia per tutto simile in struttura ai consigli di amministrazione dei grandi agglomerati d’impresa occidentali. Quindi, se l’URSS non agiva come paese veramente socialista, questo non era solo dovuto alla dittatura della classe privilegiata dei burocrati sul proletariato e il popolo tutto, ma soprattutto perché le principali categorie del capitalismo, la Merce, il Valore, il Lavoro, la Moneta, erano stati messi in discussione ma, alla fine, mai aboliti. Il sistema socio-politico instaurato con la rivoluzione d’ottobre, quindi, non era un alternativa al sistema capitalista, piuttosto la rimozione dello zarismo agrario russo, anello debole e obsoleto del sistema capitalista, con un modello economico più moderno, del tutto simile a quello occidentale, con uno sviluppo economico basato sull’industria e su un efficente e sistematico uso delle risorse, sia naturali che umane. Il ragionamento, per molti versi profetico di Kurz, è che, tuttavia, il meccanismo per il quale i paesi del socialismo reale erano rimasti vittime, sta portando in crisi anche i ‘vincitori’. Col capitalismo dei paesi occidentali che sarebbe ben presto entrato in una fase di grande fermento, concludendosi col collasso finale delle società liberiste basate sul consumismo e sul feticismo delle merci. Crisi, questa, creata dall’impossibilità di contenere gli enormi guadagni di produttività – in particolare derivate dalla microelettronica a cominciare dagli anni ‘70 – nella camicia di forza del valore della produzione delle merci. Il Valore infatti, come forma sociale, non riconosce l’utilità effettiva delle Merci. Esso considera solo la quantità di Lavoro astratto che essi contengono, cioè, la quantità spesa in termini di pura energia umana, misurata nel tempo. Crisi che, in effetti, si è puntualmente verificata e che ora attanaglia stabilmente le economie liberiste dell’occidente. La ‘preveggenza’ di Kurz è il risultato del rigore e alla serietà della sua analisi, parzialmente condivisa anche da analisti ben lontani dall’area marxista. Il nocciolo della crisi delle società liberiste attuali è l’evoluzione – o involuzione, a seconda del punto di vista – del libero mercato da economia reale a economia fittizia, col credito e le altre forme di valore monetario astratto – come i valori azionari e i prezzi immobiliari – che sono aumentati irragionevolmente. Questo per poter continuare a nutrire investimenti speculativi e, conseguentemente, profitti di rendita che inevitabilmente finiscono in una spirale di crescita destinata periodicamente a sgonfiarsi, con deleterie ripercussioni sull’economia reale. La sperequazione sociale e la presenza di un ceto in posizione privilegiata ai ceti medi e inferiori, era in precedenza legittimizzata dal fatto che il primo, investendo capitali (ricchezza), generava ulteriore ricchezza della quale si avvantaggiava tutta la società, tramite la creazione di posti di lavoro nel manufatturiero e nei settori ad esse collegate. Si è creato quindi un mercato internazionale basato, piuttosto che sul valore delle merci e dello scambio, sul credito e sulle altre forme di valore monetario astratto, trainato da un mercato azionario sempre più scollegato con l’economia reale, Questo è all’antitesi del fondamento del capitalismo liberista e ne sta minando irrimediabilmente le fondamenta. Al punto che oggigiorno non si riescono a trovare correttivi per fermare quello che sta diventando una vera e propria catastrofe. In questo contesto si colloca la teoria dell’analisi al Valore elaborata da Kurz, che è da una parte una critica al capitalismo e a tutte le sue varianti e, dall’altra, una critica all’approccio attuale alla teoria anti-capitalista. Critica cioè ai concetti di lotta di classe e del proletariato come soggetto rivoluzionario, alle concezioni progressiste di difesa del lavoro e dei lavoratori e alla concettualizzazione del capitalismo come costituito essenzialmente da una dominazione da parte della classe capitalista proprietaria dei mezzi di produzione. Infatti, non solo il capitalismo come modello economico si stà dimostrando fallimentare, ma sono entrati in crisi anche le vecchie concezioni di emancipazione basate sul proletariato e sulla classe operaia. Categorie oramai superate e rimpiazzate dai disoccupati, dai sottoccupati e da una classe di persone messa peggio della classe operaia dei tempi di Marx: coloro che non troveranno mai lavoro. Derubati, non solo della possibilità di provvedere alle proprie necessità, ma anche della stessa dignità e del diritto di poter vivere alla stessa maniera e con gli stessi parametri di tutti gli altri. Una classe in continuo movimento e evoluzione, alla quale appartengono una moltitudine di persone che si allarga sempre più, quasi tutte appartenenti alla sfera del ceto medio. Sia giovani in perenne carenza di lavoro, i sottoccupati, i disoccupati, vittime di una recessione sempre più feroce e incalzante. Per Kurz, l’evoluzione del capitalismo nelle forme attuali, l’evolversi dello sfruttamento, dalla classe operaia alla classe dei disoccupati e sottoccupati, necessita una risposta fondata dal presupposto che il capitalismo non sarà sconfitto dall’opposizione delle masse operaie, piuttosto dalla crisi sopravvenuta nell’economia liberista che ha bisogno, per esistere, di una continua e costante creazione di Valore. Creazione di Valore reale che si è ridotta notevolemente con lo sviluppo tecnologico e con la rivoluzione microelettronica, e che è ora stato sostituito da Valore fittizio, necessario ad alimentare il mercato azionario e quindi l’illusione di crescita economica. Come è possibile spiegare altrimenti il fatto che, nonostante la crisi e l’impoverimento generale, l’economia dei paesi occidentali continua – anche se in misura molto ridotta – ufficialmente a crescere? Certamente i dati ufficiali non ne hanno decretato la decrescita, mentre il livello di vita, la produzione e l’occupazione sono calate notevolmente. E qui Kutz torna al pensiero di Marx come punto di partenza per la comprensione di come il Valore assume un ruolo fondamentale, sia nel successo iniziale che nel fallimento finale del capitalismo. Marx aveva capito che la società capitalista, nel suo complesso, è dominata da fattori anonimi e impersonali. A questo, aggiungeva il fatto che il lavoro nella forma di “lavoro astratto”, pura spesa di energia, che dà valore delle materie prime, e che quindi costituisce la sostanza del capitale. è categoria “feticista” e negativa. Per Kurz, al fine di trovare un’alternativa alla crisi finale del capitalismo liberista, è necessario in primo luogo mettere in discussione la natura della Merce e della Moneta, del Lavoro e del Valore, categorie che appaiono ai più astratte ma che, in ultima analisi, determinano il nostro fare quotidiano. Bisogna quindi scollegare il concetto di Produzione dal concetto di Lavoro e il concetto di Valore da quello di Surplus. Le conclusioni di Kunz sono che nessun progetto di emancipazione può essere basato sul lavoro come inteso dal capitalismo, in quanto il lavoro non è mai corrisposto alle attività produttive umane, o come lo spiega Marx col metabolismo con la natura. Il Lavoro, inteso come forma sociale, è un’astrazione che riduce tutti gli attori sociali a espressioni quantitative della stessa sostanza sociale priva di contenuto, finalizzata a nient’altro che al proprio accumulo. Produzione che non serve per soddisfare i bisogni, ma solo l’obiettivo di creare surplus, o, come viene comunemente chiamato, profitto. Esso non fa altro che ripetersi, ma su scala sempre più ampia, seguendo un cieco dinamismo che consuma energia umana e risorse naturali. Kurz, morto purtroppo precocemente, ha aperto un’interessante capitolo alla critica post marxiana, dimostrando che, nonostante (o meglio, grazie al) esaurimento dell’esperienza del socialismo reale, è possibile partire dal pensiero di Marx per sviluppare una teoria politico-sociale progressista che possa rispondere positivamente alle tematiche odierne. Con l’obiettivo di formulare tematiche che creino una reale alternativa al capitalismo liberista attuale, in preda ad una crisi che la sta portando velocemente alla sua fase finale.
In the year 1991, the world, having witnessed the fall of the Berlin Wall two years earlier, now witnesses the collapse of the Soviet Union and all communist regimes in Eastern Europe. This event was seen by the global public opinion as proof that the liberal capitalist system of Western democracies was the only viable socio-political system. In that same year, a book titled 'The Collapse of Modernization: From the Fall of Socialist Barracks to the Global Economic Crisis' was published in a newly unified Germany. The author, Robert Kurz, was known at that time only in small circles of the radical left in West Germany for his publication, Krisis. Far from proclaiming the triumph of Western capitalism, Kurz described the fall of Eastern European countries as a stage in the gradual collapse of the global capitalist economic system. Drawing on Marx's writings as a theoretical basis, Kurz wrote a book rich in insights and themes that, almost a quarter of a century after its publication, still remains surprisingly original. The author begins by analyzing contemporary modes of production based on Marx's classification of their components: Commodity, Value, Abstract Labor, and Money. The rationalization of production, which involves the replacement of human labor with technology, undermines the production of value and, therefore, of surplus value, which is the sole motivation for the production of consumer goods. However, it is labor, necessary to produce goods, that in turn creates value and surplus value. In this context, the economic model of the USSR was nothing more than a variant within the global liberal market, operating on the same principles, methods, and values. The main difference between Western liberal capitalism and the state capitalism of the Soviet model was the transfer of ownership from private to collective, managed by an oligarchy structurally similar to the boards of directors of large Western corporations. Therefore, if the USSR did not act as a truly socialist country, this was not only due to the dictatorship of the privileged class of bureaucrats over the proletariat and the people as a whole, but above all because the main categories of capitalism, Commodity, Value, Labor, Money, had been questioned but ultimately never abolished. The socio-political system established by the October revolution was not an alternative to the capitalist system, rather the removal of the obsolete and weak link of the capitalist system, the Russian agrarian czarism, with a more modern economic model entirely similar to the western one, based on industrial development and an efficient and systematic use of resources, both natural and human. Kurz's prophetic reasoning, in many ways, argues that the mechanism by which the countries of real socialism were victims is also bringing a crisis to the 'winners'. With the capitalist countries soon entering a phase of great ferment, culminating in the final collapse of consumerist and commodity fetishist liberal societies. This crisis, created by the inability to contain the immense productivity gains - particularly derived from microelectronics starting in the 1970s - within the straitjacket of commodity production value. Value, as a social form, does not recognize the actual utility of commodities. It considers only the amount of abstract labor they contain, that is, the amount spent in terms of pure human energy, measured in time. This crisis, in fact, has promptly occurred and now steadily afflicts the Western liberal economies. Kurz's 'foresight' is the result of the rigor and seriousness of his analysis, partially shared even by analysts far from the Marxist area. The core of the crisis in current liberal societies is the evolution - or rather, devolution, depending on the viewpoint - of the free market from real to fictitious economy, with credit and other forms of abstract monetary value - such as stock values and real estate prices - unreasonably increasing. This is to sustain speculative investments and, consequently, rent profits that inevitably lead to a growth illusion destined to periodically deflate, with deleterious repercussions on the real economy. Social inequality and the presence of a privileged class in relation to the middle and lower classes were previously legitimized by the fact that the former, by investing capital (wealth), created additional wealth benefiting the entire society by creating jobs in manufacturing and related sectors. An international market was thus created, based not on the value of goods and exchange, but on credit and other forms of abstract monetary value, driven by an increasingly disconnected stock market from the real economy. This is antithetical to the foundation of liberal capitalism and is irretrievably undermining its foundations. To the point where today corrective measures cannot be found to stop what is becoming a true catastrophe. In this context, Kurz's theory of Value analysis, elaborated, is both a critique of capitalism and all its variants and a critique of the current anti-capitalist theory approach. Critique, that is, of the concepts of class struggle and of the proletariat as a revolutionary subject, of progressive conceptions of defense of labor and workers, and of the conceptualization of capitalism as essentially constituted by domination by the capitalist class owning the means of production. Indeed, not only is capitalism as an economic model proving to be a failure, but the old ideas of emancipation based on the proletariat and the working class are also in crisis. Categories now outdated and replaced by the unemployed, the underemployed, and a class of people worse off than the working class of Marx's time: those who will never find work. Robbed not only of the opportunity to provide for their needs, but also of their dignity and the right to live in the same manner and with the same parameters as everyone else. A class in constant movement and evolution, to which belong a multitude of people growing ever larger, almost all belonging to the realm of the middle class. Young people in perennial job shortages, the underemployed, the unemployed, victims of an increasingly fierce and relentless recession. For Kurz, the evolution of capitalism in its current forms, the shifting of exploitation from the working class to the unemployed and underemployed class, requires a response based on the premise that capitalism will not be defeated by the opposition of the working masses, but by the crisis that has overtaken liberal economics, which requires, to exist, a continuous and constant creation of Value. A real Value creation that has significantly reduced with technological development and the microelectronic revolution and has now been replaced by fictitious Value necessary to fuel the stock market and the illusion of economic growth. How else can one explain the fact that, despite the crisis and general impoverishment, the economies of Western countries continue - albeit to a much lesser extent - to officially grow? Certainly, official data has not decreed a decrease, while the standard of living, production, and employment have significantly declined. Here, Kutz returns to Marx's thought as a starting point for understanding how Value plays a fundamental role, both in the initial success and the final failure of capitalism. Marx understood that capitalist society, as a whole, is dominated by anonymous and impersonal factors. Added to this was the fact that labor in the form of "abstract labor", pure energy expenditure, which gives value to raw materials and therefore constitutes the substance of capital, is a "fetishized" and negative category. For Kurz, in order to find an alternative to the final crisis of liberal capitalism, it is necessary first to question the nature of Commodity and Money, of Labor and Value, categories that appear abstract to most but ultimately determine our daily actions. One must therefore disconnect the concept of Production from the concept of Labor and the concept of Value from that of Surplus. Kurz's conclusions are that no emancipation project can be based on labor as understood by capitalism, as labor is never rewarded for human productive activities, or as Marx explains it with the metabolism with nature. Labor, understood as a social form, is an abstraction that reduces all social actors to quantitative expressions of the same substance without content, aimed at nothing but its own accumulation. Production that does not serve to meet needs, but only the goal of creating surplus, or, as commonly called, profit. It does nothing but repeat itself, but on an increasingly larger scale, following a blind dynamism that consumes human energy and natural resources. Kurz, who died prematurely, has opened an interesting chapter in post-Marxist criticism, demonstrating that, despite (or rather, thanks to) the exhaustion of the experience of real socialism, it is possible to start from Marx's thought to develop a progressive political and social theory that can positively respond to contemporary issues. With the aim of formulating themes that create a real alternative to current liberal capitalism, in the grip of a crisis that is rapidly leading to its final phase.
